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Intervista a Mimmo Cuticchio



Mimmo Cuticchio e i suoi pupi


Contiene Patrimonio immateriale dell’Umanità

L’unica “maschera” ad avere il suo volto è quella di Ulisse. E non a caso, pensiamo. Come Ulisse, infatti, sembra essere incappato nelle ire degli dei che si vendicano tenendolo lontano dalla sua isola, che non è Itaca ma la Sicilia. Come Ulisse, anche lui ha un “arco”, di cui è unico maestro, che ne rivela l’identità e la sua arma sono i pupi e l’antica tradizione del Cunto.
Parliamo di Mimmo Cuticchio, “il” maestro puparo, conosciuto, stimato e invitato nei teatri di tutto il mondo. Tranne che nella città di cui è “re”.
«Di Mimmo Cuticchio c’è il mito, ma non il rito», ci dice con un mezzo sorriso amaro. Un lampo nei suoi occhi scuri brucia sul nascere ogni nostra replica. Aspettiamo che il discorso prosegua. Con i suoi tempi, tempi di chi riflette, di chi risponde “davvero” alle domande, mettendoci dentro le sue verità e, per questo, ha la necessità di cercare le parole più giuste per evitare stupidi fraintendimenti.
“Mimmo Cuticchio è il nome di cui essere fieri. Soprattutto nelle ribalte internazionali. Allora ci si alza in piedi e lo si applaude”.
No, non si parla del pubblico. Quello c’è, e in numero grandissimo. Il pubblico che segue gli spettacoli dei pupi è sempre di più, ovunque. Ma questo, per fortuna, non abbiamo neanche bisogno di dimostrarlo: gli impegni artistici dell’Associazione Figli d’Arte Cuticchio sono la dimostrazione di quanto il nostro ospite sia amato e voluto e applaudito. Sappiamo di cosa si parla. Si parla di tutte quelle entità che – in teoria – dovrebbero avere la maggior cura di un patrimonio prezioso come questo. Patrimonio che nel 2001 è stato iscritto nella lista dei Beni Immateriali dell’Umanità. Eppure…

Mimmo, ci conosciamo da una vita, e nonostante tu abbia lavorato nel cinema con nomi ‘grandissimi’, ho come la sensazione che la tua presenza in Terraferma (di Emanuele Crialese) non sia solo per amore per la settima arte.

«Come al solito, l’ho fatto per amore dei pupi. Per dare loro un po’ di respiro. Quante volte ho pensato ‘basta, chiudo tutto e faccio altro’. Cinema, per esempio, o teatro. Ma una vita di sacrifici non la puoi liquidare così. Così, archiviata la bellissima esperienza con Emanuele, adesso sono impegnato in una lunga tournée in Francia. Pensa che con i pupi sono stato nei più grandi teatri d’Europa, sono stato negli Stati Uniti, e in Brasile. Ho portato i miei spettacoli ovunque e finalmente quest’anno sono stato per la prima volta al Teatro Massimo, a cento metri dal teatrino di via Bara, dalla mia residenza ufficiale. E sai cosa mi lascia senza parole? Il fatto che i pupi in teatro funzionano benissimo e lo sanno tutti. Tranne qui, a quanto pare. Ma non importa: ora torno in Francia».

Sono felice per te, ma sono furiosa: noi non ti abbiamo! Sei un nostro vanto, ma non riusciamo a vedere i tuoi spettacoli!

«Vieni a trovarmi a Roma. Dal 27 al 30 dicembre sono all’Auditorium della Musica con il mio spettacolo su Garibaldi. Festeggio lì i 150 anni della Repubblica. Oppure puoi raggiungerci in Francia. Staremo lì per un bel po’ perché la tournée è piuttosto lunga».
In Francia sono entusiasti delle produzioni dell’associazione palermitana. L’inedita idea di mettere insieme pupi e cantanti d’opera non solo ha incontrato il favore del grande pubblico, ma anche quello delle istituzioni. In Francia come in Brasile, in Giappone come in Israele. No, da noi no. Addirittura, pur avendo un teatro “perfetto” come il Bellini, noi Cuticchio non possiamo applaudirlo. Non a Palermo, comunque.

Cosa ci siamo persi? Cosa ci perderemo?

Nonostante Cuticchio torni sempre nel suo teatrino palermitano per non perdere l’appuntamento dell’Opera dei Pupi con la Storia dei Paladini di Francia, noi palermitani ci siamo persi la sua bellissima messa in scena di “Caligula Delirante”, lavoro del XVII secolo riadattato e portato in scena, con pupi e cantanti lirici, in un applauditissimo tour in Francia, da Remis a Chaumont. E se per vedere la “Pazzia di Orlando” avremmo dovuto attraversare l’oceano per sbarcare in Brasile (il tour, ha toccato San Paolo, Curitiba e Rio de Janeiro), per godere della sua ultima opera, “O a Palermo o all’inferno”, sarà necessario andare a Roma. Il pubblico dell’Auditorium del Parco della Musica della Capitale avrà la possibilità di acclamarlo per ben quattro sere di seguito (dal 27 al 30 dicembre). Per chiudere i festeggiamenti dei 150 anni della Repubblica niente era meglio dello spettacolo del “nostro” più prezioso Patrimonio dell’Umanità, un bene immateriale che rischiamo di non poter preservare per i nostri figli.

Faccia da cinema

Mimmo Cuticchio è anche un bravo attore. Il film con Crialese è solo l’ultimo in ordine di tempo. In passato è stato il narratore dei pupi nel “Padrino” (parte III) di Francis Ford Coppola, così come nel cast di “Cento Giorni a Palermo” di Giuseppe Ferrara e di “La stanza dello Scirocco” di Maurizio Sciarra (primo premio al festival di Annecy, 1998). Nel 2009 è stato sul set di John Turturro in “Prove di una tragedia siciliana”, anche questo presentato a Venezia. Terraferma (al quale, in occasione della presentazione al più recente Festival del Cinema di Venezia sono stati tributati 20 minuti di applausi!) è stato girato a Linosa, e vede tra i protagonisti Beppe Fiorello e Donatella Finocchiaro. Cuticchio ha vestito i panni di Ernesto, personaggio chiamato a stendere un impossibile ponte tra la legge del mare e la legge degli uomini. La pellicola è candidata agli Oscar 2012 come miglior film straniero.



ph. www.studiopuntoevirgola.com

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