Mondellolido News

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Una guerra verde

I “guerriglieri del verde” hanno cominciato le loro azioni circa 40 anni fa e oggi sono anche a Palermo. L’obiettivo è portare il verde dove non c’è, per riappropriarsi della città e renderla più bella

L’obiettivo è portare il verde dove non c’è. O non cresce più. Si chiama Guerrilla Gardening, un movimento formato da persone che si organizzano per rinverdire con fiori e alberi gli spazi pubblici degradati, senza chiedere il conto a nessuno, abusivamente, “perché il verde non deve essere autorizzato“. Il termine è stato coniato nel 1973 da attivisti newyorkesi e col tempo è stato adottato in tutto il mondo per inquadrare il “giardinaggio politico”, un’azione ambientalista non violenta per riqualificare gli spazi urbani all’insegna dell’ecologia. In Italia il Guerrilla Gardening è arrivato con i primi attivisti a Milano, e da pochissimo ha creato un “nucleo operativo” a Palermo.

Grazie al passaparola di Facebook, gli attivisti sono già una ventina e si ritrovano ai bordi dei giardini abbandonati della città armati di falce, rastrello e bombe di semi. Le loro azioni si svolgono di notte e colpiscono all’improvviso. Obiettivi sensibili: aiuole dismesse, desolati spartitraffico e, potenzialmente, tutti quei fazzoletti di terra macilenti che costellano la nostra città. Zone della città prese d’assalto: gli spartitraffico di Viale Regione Siciliana, i marciapiedi di Via Ernesto Basile, via Zisa, i giardini attorno la Tonnara Bordonaro, la rotonda tra via Venere e Viale Regina Margherita a Mondello. Da qualche mese hanno deciso di uscire allo scoperto perché a loro piace l’idea che i cittadini possano vederli in azione. La popolazione, infatti, non sta a guardare: reagisce. C’è chi si complimenta, chi si unisce al lavoro, chi si offre per prendersi cura delle piante e chi fa una donazione per la causa. E non mancano ovviamente gli scettici che dicono che “tanto è lavoro inutile…”. I guerriglieri del verde non si arrendono difronte al disfattismo atavico del palermitano: vogliono proprio dimostrare il contrario.

Difficile sapere quanti siano gli attivisti verdi a Palermo. Ci sono diversi gruppi, fra essi Guerrilla gardening e I giardinieri di Santa Rosalia

Le regole per essere un buon guerrigliero sono poche e semplici. È importante agire vicino alla propria abitazione per riuscire a prendersi cura delle piante finché non attecchiscono. Bisogna conoscere il luogo per capire se transitano pedoni e se il terreno è adatto, dopodiché sono sufficienti una paletta e poco più. Le piante vanno segnalate e protette per impedire che vengano falciate alla prima manutenzione del Comune. La prassi è quella di agire in luoghi ben in vista e magari lasciare un cartello che spieghi il motivo dell’azione, in modo che i passanti possano vedere il risultato ed essere eventualmente coinvolti. Non serve essere dei giardinieri esperti, è sufficiente avere qualche nozione di base per sapere scegliere le piante adatte per ogni luogo e periodo.

Quanti siano oggi gli attivisti a Palermo è difficile stimarlo: tutti sono dei potenziali guerriglieri del verde. Molti cittadini lo sono senza saperlo, d’altronde contribuire a migliorare il verde non è esclusiva di nessuno, ma fa bene a tutti. Ogni giorno nuovi “guerriglieri” si aggiungono alla causa, per trasformare e riappropriarsi degli sterili ed impersonali spazi comuni cittadini. E cercano alleanze con altre associazioni. Con l’associazione Aurora Onlus, ad esempio, che opera in città al fianco dei genitori di bambini ospedalizzati o con handicap: da qui la guerrilla davvero speciale che si è svolta la seconda domenica di maggio a Palermo nelle aiuole di piazzale Giotto, sia per le attività svolte che per l’unicità dei partecipanti. Ragazzi disabili, genitori e cittadini volenterosi, muniti di guanti, zappe e piantine, hanno dato libero sfogo al giardiniere che è in tutti noi durante la prima “Guerrilla di solidarietà”. O con l’Associazione Athos di Vergine Maria che di comune accordo con “I guerriglieri delle aiuole”, si è prefissata l’obiettivo di collaborare per rendere più decorose le aiuole della Tonnara Bordonaro dopo anni di degrado.

Ma gli alleati storici dei guerriglieri verdi sono i Giardinieri di Santa Rosalia, associazione che nasce da una riflessione sulla poca “sacralità” attribuita agli spazi e al verde nella città di Palermo e che opera esclusivamente all’Albergheria. La “sacralità” si incontra in questo quartiere in forma di chiese, altarini, edicole votive, statue di santi e Madonne circondate da fiori e foto. Tali elementi, che ormai fanno parte dell’arredo urbano del centro storico di Palermo, sono la chiave di lettura di un mondo che ancora ha dei simboli in cui si riconosce. L’idea che sta alla base è che dedicando le piante a Santa Rosalia, è possibile superare l’atteggiamento di noncuranza e di poco rispetto da parte degli abitanti del quartiere nei confronti del verde pubblico, per stimolarli a un diverso atteggiamento grazie alla simbolicità con cui si riveste un oggetto, una persona, un luogo, una pianta. Del resto, Santa Rosalia a Palermo è una vera e propria icona e una garanzia, invocata un po’ da tutti. “In più per noi – dicono dall’Associazione – il suo significato simbolico si carica di un valore aggiunto se ricordiamo che la Santa viveva nei boschi e aveva nome di pianta. Anche noi ci votiamo a lei per sperimentare questa fusione tra sacro e profano, per creare un nuovo bosco sacro che invada l’Albergheria e dilaghi in ogni dove, perché pensiamo che per ritrovare la natura non bisogna scappare dalla città, bensì portare in città la natura”.

Per fare questo – continua un “giardiniere” – oltre a pale, zappe, rastrelli vogliamo utilizzare il teatro, la musica, il gioco, perché crediamo nella potenzialità dell’arte come strumento politico e sociale. Siamo convinti che l’arte deve scendere per strada per comunicare, influenzare e farsi influenzare in uno scambio rigenerante con la quotidianeità e la semplicità del mondo reale. L’arte non è puramente ricerca estetica. Le nostre azioni teatrali raccontano di personaggi reali o inventati, del passato palermitano o della mitologia che collegano la loro storia a quella di una pianta. Questi personaggi, donando ognuno una pianta alla città di Palermo, legheranno il loro destino a quello della pianta lasciata all’Albergheria. Come in passato si usava collegare un albero a una divintà, ad esempio l’ulivo è albero sacro ad Atena e Merlino il mago pare si sia trasformato in nocciolo, così i personaggi che incontreremo all’Albergheria nel corso delle nostre incursioni subiranno questa metamorfosi in pianta, e attraverso questa i loro destini saranno per sempre legati agli spazi verdi prescelti nel quartiere”, ci dice, mentre cerca di trasformare una bottiglia di plastica in un vaso.

“Le nostre azioni non vogliono essere definite di “volontariato”, vogliamo solo sperimentare nuove possibilità di intervento da parte di qualsiasi individuo nel mondo collettivo, in questo caso urbano. Modalità generatrici in alternativa a quelle distruttrici che più spesso caratterizzano le azioni della massa sugli spazi pubblici. Per creare questo bosco sacro nel quartiere abbiamo bisogno della partecipazione degli abitanti sia nella fase realizzativa che in quella di manutenzione. Infatti, partiamo dal presupposto che questo progetto non realizzi qualcosa di puntuale e finito nel tempo, ma sia un lavoro costante che inneschi un lento processo di appropriazione degli spazi. Pensiamo che per avviare questo processo ci sia bisogno di ritornare costantemente sui luoghi per prendersi cura di quello che è stato seminato nel terreno e tra la gente”.

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