Mondellolido News

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Le palermitane della moda

La moda come espressione creativa ma anche come simbolo del desiderio di riscatto e affermazione personale: quattro storie al femminile

Le sarte di LAB.ZEN²Ci sono moltissime ragioni per cui è difficile fare impresa a Palermo e in Sicilia, ad esempio la presenza della criminalità organizzata, che soffoca e mortifica con il “pizzo” le aziende che tentano di offrire occupazione e crearsi uno spazio. Ma alcune donne ci sono riuscite, e le loro storie sono legate a un filo… e a un ago! Ce lo racconta Maruzza Battaglia che dal 2008 prova a fare impresa, o meglio, a far nascere nelle donne dello Zen di Palermo, oggi quartiere San Filippo Neri, la voglia di lavorare, di essere indipendenti, di realizzare il futuro con le proprie mani. Maruzza ha messo a disposizione la sua esperienza nel campo della moda, acquisita in molti anni di conduzione di negozi storici di abbigliamento e sartoria a Palermo, e ha fatto proprie le aspirazioni, i desideri, la voglia di cambiamento di alcune donne dello Zen, organizzando e sperimentando un laboratorio di sartoria che produce borse a marchio LAB.ZEN².

“La sfida è stata creare un laboratorio di sartoria capace di misurarsi con il mercato, ma che significasse anche riscatto sociale, appropriazione di un’identità e affermazione di legalità. Fare impresa a Palermo è possibile. Le donne devono rendersi indipendenti e rimanendo nel quartiere possono, con la giusta spinta, provare a recuperarlo”. Tante le sfide affrontate negli anni, a partire dalla sede del laboratorio. Nel febbraio 2009 l’Istituto Autonomo Case Popolari (I.A.C.P.) di Palermo ha assegnato all’Associazione un locale in comodato d’uso, all’interno dell’Insula 3, immediatamente occupato da una famiglia di senzatetto. In questi anni, il laboratorio è stato ospite della Parrocchia San Filippo Neri, ma ad aprile arriva l’invito a traslocare. “In attesa che ci assegnino un’altra sede, siamo state costrette a sospendere la nostra produzione. Ma noi non ci arrendiamo e andiamo avanti!”.

Alice Salmeri, MitzicaÈ innovazione e ricerca il brand firmato dalla giovane stilista palermitana Alice Salmeri, classe 1979. Dopo aver studiato al Polimoda di Firenze si trasferisce a Copenaghen in cerca di un lavoro. Dà inizio ad una moda critica e green, restituendo nuova vita ai materiali di scarto e alle rimanenze di tessuti. Mitzica nasce proprio così, nel 2004. Animo siciliano e utenza internazionale. Nel 2007 nasce il primo Mitzica Labstore di via delle Vetriera (Palermo), un laboratorio in cui design, vintage e sartorialità si fondono in maniera del tutto spontanea. La sartorialità viene accentuata e neutralizzata dalla contemporaneità e dall’ironia, filo conduttore delle collezioni. Dal 2011 il Mitzica Labstore diventa Sartoria Maqueda, in Via Maqueda 227/229, con l’idea di ricercare l’innovazione nella tradizione, unendo la praticità del prèt-à-porter al fascino delle vecchie sartorie di una volta. I capi sono ecosostenibili, prodotti da manodopera locale, a chilometro zero, ma soprattutto sono il frutto di uno sguardo che resta sempre capace di andare al di là delle cose. “Credo che la rassegnazione e la capacità di sopportazione dei soprusi sia una caratteristica tipica dei siciliani.

Creazioni di Alice Salmeri

La paura ci paralizza facendoci credere di non poter cambiare le cose. In ogni caso, ero tornata per aprire un’impresa, e chiunque decida di fare impresa in Sicilia il problema del cosiddetto pizzo in qualche modo se lo pone. E io? Come avrei reagito a una estorsione? Mi sono iscritta ad Addiopizzo per sostenere in primo luogo il pensiero e la lotta alla mafia e in secondo luogo per rinforzare la rete di sostegno reciproco con quei commercianti che credevano che un altro modo fosse possibile, anche se sicuramente non facile. Ho deciso di espormi e di agire senza pensare troppo alle difficoltà, ma solo alla meta”. Una meta che col tempo è cambiata: all’ambizione personale dell’imprenditrice si è aggiunto il desiderio di creare valore e sviluppo a Palermo, dove la fuga di tanti giovani inaridisce e sclerotizza la crescita della collettività. “Adesso mi sforzo di lottare con gioia e gratitudine, e ho determinato che la mia missione fosse qui in Sicilia perché è qui che mi sento più utile”.

Realizzare coppole è una attività imprenditoriale ma anche un’operazione culturale

Lo staff di Coppola StortaSempre sotto l’ombrello di Addiopizzo si muove un’altra azienda sempre tutta femminile: Coppola Storta – MADE IN SICILY di Tindara Agnello, Monica Guccione e Rossella Rubino. È un’idea imprenditoriale, ma è prima di tutto un progetto culturale che mira a valorizzare i saperi artigianali e a restituire ai siciliani un oggetto, un capo di abbigliamento, la coppola, che gli è stato ingiustamente sottratto e che nulla ha a che vedere con la cultura mafiosa.

Nel 1999 la mostra Tanto di coppola proponeva una nuova immagine del copricapo siciliano, coinvolgendo importanti artisti e designer italiani. L’entusiasmo allargò il progetto a macchia d’olio, coinvolgendo sempre più persone e in tanti iniziarono ad andare “a coppola alta”.

“Si decise di aprire una manifattura per cucire le nuove coppole”, afferma Monica, “e per dare valore etico al progetto si scelse di porre il laboratorio sartoriale a San Giuseppe Jato, dove alta è la densità mafiosa e la disoccupazione. Poi ci siamo spostate a Piana degli Albanesi, dove coniughiamo l’innovazione tecnologica alla tradizione del ricamo tipico greco-albanese”.

La Coppola Storta, dichiara Tindara Agnello, “ha abbracciato un progetto etico e sociale e si impegna a mantenere la produzione in Sicilia aumentandone la visibilità con la diffusione della cultura del consumo responsabile e consapevole. La Coppola Storta ha già sostenuto e avviato numerose iniziative etiche perché lavoriamo nella convinzione che è possibile fare impresa creando sviluppo per il territorio e trasmettendo valori positivi. Le nostre coppole sono speciali perché ricche di contenuto e sempre acclamate proprio per i messaggi che veicolano. Siamo presenti con negozi monomarca a Palermo, Torino, Vienna, Berlino e a Kobe, in Giappone. Ma per i palermitani siamo sempre nel nostro storico negozio in via Bara all’Olivella, n. 74”.

Dalle coppole agli abiti da sposa alle borse: le stiliste palermitane hanno qualcosa per tutte le occasioni

Roberta LojaconoSorridente, faconda, luminosa e accogliente, bellissima figlia degli aspetti migliori della Sicilia: Così ci è apparsa Roberta Lojacono (nella foto). Il sogno da bambina era quello di fare l’archeologa, e dobbiamo ringraziare la mamma se adesso Palermo sfoggia uno degli atelier di abiti da sposa più raffinati d’Italia. Veniva dalla scuola d’arte e da una specializzazione in modellistica quando si lasciò convincere a frequentare una scuola di moda: esperienza inaspettata, lontana dalla concezione del disegno avuta fino ad allora e in un certo senso una sfida. E di sfide, Roberta ne ha accettate tante. Come quella di ritornare in Sicilia, dopo aver fatto esperienza altrove, per aprire il proprio atelier, in una Palermo, quella dei primi anni ‘90, dove non esisteva ancora nulla che fosse nato dalla creatività o dai giovani.

Sono stati anni di solitudine, i primi, in cui la crescita sembrava difficile senza la possibilità di un confronto con altre realtà. Prima il prêt-à-porter, poi le linee giorno e sera, infine gli abiti da sposa, fino alla decisione, presa due anni fa, di dedicarsi esclusivamente a questi abiti particolari, la cui costruzione volumetrica attorno al corpo ha a che fare con quelle discipline architettoniche che ama tanto. Da allora sono proprio le clienti la fonte di ispirazione. Ogni sposa deve essere accolta, ascoltata, compresa: non è solo il corpo ad essere vestito, ma anche la personalità. E alle nostre lettrici prossime al grande passo, regala un paio di consigli: non farsi mai “travestire” né imporre un look per il proprio matrimonio, e scegliere sempre accessori che aiutino a essere disinvolte e soprattutto che possano essere riutilizzati in futuro, per essere spose ogni giorno.

Altra grande fonte di ispirazione è la Sicilia. Il culto degli antenati, l’amore per la tradizione, il gusto per gli oggetti e gli arredi d’antan sono il retaggio della sua famiglia, cui si lega una grande fiducia nel valore dell’artigianato e nelle piccole realtà isolane che custodiscono intatta la manualità e la cura per il dettaglio. Il suo atelier è tutto siciliano, con maestranze provenienti da piccoli centri in cui si tramandano ancora i segretidel ricamo. È questo, per Roberta Lojacono, il vero significato della globalizzazione: non riproducibilità industriale, ma piuttosto l’opportunità di poter distribuire ovunque il proprio patrimonio artigianale. Non a caso, e quasi come forma di riscatto dall’iniziale solitudine, è vice presidente dell’Associazione Stilisti e Marchi Moda della Confcommercio.

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