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Intervista ai Sonohra

I Sonorha

I Sonohra ci parlano della loro musica, della loro svolta verso il rock, delle esperienze musicali con i più grandi e di tante altre cose

La loro fanpage su facebook conta oltre 380mila iscritti, ovvero quanti gli abitanti dell’intera provincia di Ravenna. Hanno registrato un disco agli Abbey Road Studios (sì, quelli dei Beatles), un altro – l’ultimo – lo hanno masterizzato agli Sterling Sound Studios di New Jork. Sì, quelli di Ted Jensen (ingegnere di Madonna, Nora Jones, Green Day, per fare qualche nome). I loro dischi sono tra i più ascoltati e i loro concerti tra i più affollati. E non soltanto in patria: la tournée del 2009 in America Latina si è conclusa con l’assegnazione del prestigiosissimo MTV Latin American per la categoria Artista Revelacion – e visto che suonano solo dal 2008, è un premio che calza alla perfezione. Eppure…

Suonate da una vita, scrivete sia le musiche che gli arrangiamenti per i set in studio e per quelli on stage, eppure vi si dipinge come una teenband, un gruppo musicale per teenagers. A sentire i vostri pezzi, però, la struttura musicale è piuttosto solida. Vi scoccia un po’ questa cosa oppure ormai vi siete arresi?

Purtroppo se nasci con un’etichetta, che ti viene appiccicata addosso di solito per motivi di lancio, poi è davvero difficile scrollartela di dosso. Noi siamo molto fortunati perché abbiamo un fanclub davvero eccezionale, che ci segue e ci sostiene tanto che ci siamo potuti consentire il lusso di prendere una decisione forte: oltre a scrivere la nostra musica, ad arrangiarla, a scrivere i testi e a scegliere il suono che più ci rappresenta su un palco, ora abbiamo deciso anche di produrci da soli. Certo, non è proprio facilissimo, ma preferiamo suonare quello che vogliamo noi, come lo vogliamo noi. Se c’è una cosa che davvero non si può sopportare è che molti produttori italiani pensano di sapere cosa vuol dire il musicista meglio del musicista stesso. Per fortuna, come dicevo prima, la nostra base, il nostro ‘zoccolo duro’ di fan ha scelto di voler ascoltare quello che siamo noi, e non quello che ‘sarebbe meglio’ suonassimo.

Però la stampa, quando si occupa dei vostri concerti, continua a mettere l’attenzione sulle ragazzine urlanti piuttosto che sulle vostre chitarre.

Altro tema delicato. Ora non si fanno più recensioni, ma piuttosto direi cronaca. Bisogna però ammettere che per quello che ci riguarda con questo ultimo disco le cose sembrano cambiare, un po’ per volta, almeno iniziamo a leggere anche commenti sulla musica.

Ecco, meglio parlare di musica. Il vostro ultimo disco, La storia parte da qui, ha una sonorità molto più forte, molto più decisa, certamente molto più rock rispetto a quanto avete prodotto in precedenza. Il vostro pubblico – che comunque è un pubblico molto giovane – come ha preso questo vostro allontanamento dal pop dell’esordio?

Il nostro esordio è del 2008 dunque sono passati quattro anni, non certo solo per noi, ma anche per il nostro pubblico. Che cresce insieme con noi, si può dire. Pensa che ai nostri concerti iniziamo a vedere molti più ragazzi, molti più uomini, l’età media del pubblico inizia a salire. Insomma, la scelta musicale di qualità paga, comunque. Abbiamo lavorato un intero anno (un lusso in questi tempi commercialmente velocissimi) per poter mettere fuori un disco che fosse davvero parte di noi, che ci rappresentasse, ci abbiamo lavorato su notte e giorno senza sosta ma in piena libertà. Adesso siamo molto soddisfatti, e lo è anche il nostro pubblico.

In un periodo di grossa crisi come questa, non è da tutti avere 300, 400 persone che ti seguono sempre e ovunque oltre ai fans locali e al pubblico che ti viene a sentire per curiosità! La loro stima ce la siamo guadagnata con la musica e con la partecipazione: sapendo dove volevamo andare, abbiamo iniziato a contaminare con i suoni nuovi anche i brani dell’album precedente tutte le volte che siamo saliti su un palco. I fans hanno gradito, hanno scoperto nuovi arrangiamenti. Insomma, non tutti i ragazzi conoscono il rock americano anni Sessanta o la psichedelia dei Settanta. Noi gliel’abbiamo proposta, a loro è piaciuta e il risultato è l’energia fantastica che si produce durante un concerto, noi sul palco e loro davanti.

Tra l’altro, sul palco ora non ci sono più i Sonohra più altri musicisti (i turnisti), bensì i Sonohra come gruppo stabile composto dai fratelli Fainello più dei musicisti fissi. E questa è un’altra novità di questo 2012.

Sì, questa è una delle cose che più ci soddisfa. Noi siamo due chitarre, e potrebbe andare benissimo per i set acustici. Ma quando suoni il rock e lo suoni dal vivo hai bisogno di un basso e di una batteria. Poi ci aggiungi un’altra chitarra che, oltre a suonare a meraviglia, trova soluzioni per gli arrangiamenti davvero perfetti. Sì, siamo riusciti a creare un rapporto veramente profondo con Pietro Cuppone – il terzo chitarrista, appunto – con Luciano Santoro al basso e con Andy Eynaud alla batteria; un rapporto musicale che è diventato anche un gran bel rapporto di amicizia. E questo non può che far bene alla musica.

Ascoltando il vostro disco, ho sentito ballads, brani musicali che strizzano l’occhio – come dicevate – alla psichedelia, testi impegnati e chitarre prepotenti, fino alla cornamusa di Hevia: ricerca di una way of music davvero di sostanza in barba a chi vi vuole una gruppo di bei giovanotti. E se l’immagine dovesse essere davvero più importante della musica?

No, questo mai. Diciamo che noi continueremmo a suonare quello che sentiamo, quello che più ci piace anche se domani dovessimo accorgerci che a seguirci sono in cento. Torneremmo a far musica nel pub invece che nelle grandi piazze, ma continueremmo a fare la nostra musica. Perché questo è davvero quello che conta per noi.

I fratelli FainelloI fratelli Luca e Diego Fainello sono originari di Verona. Dopo una lunga gavetta musicale, trascorsa suonando cover nei locali intorno al Lago di Garda, nel 2008 hanno esordito al festival di Sanremo, vincendo nella sezione Giovani con la canzone L’amore. Da quel momento è stato un susseguirsi di successi, con l’affermazione in diversi concorsi e un crescente favore di pubblico, anche a livello internazionale. Il terzo album, La storia parte da qui, è uscito lo scorso maggio, ed è entrato immediatamente nella classifica dei più venduti in Italia. Il loro tour italiano è partito in luglio da Castelbuono.

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