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Quando la passione ti cambia la vita: intervista a Giuseppe Veniero


Giuseppe VenieroSi avvicina alla tecnica fotografica da autodidatta. Affascinato dalla possibilità di bloccare attimi, particolari di un luogo, di una realtà, scegliendo di approfondire lo studio di questo medium artistico con un corso superiore di fotografia nella sua città. Inizia così la sua avventura come fotografo Giuseppe Veniero, palermitano, classe 1972: ricorrendo all’uso del digitale, scandendo la sua ricerca prediligendo una fotografia di reportage e documentaristica.

Il suo nome a Palermo è sicuramente legato all’attività imprenditoriale di famiglia, il confettificio Veniero. “Vengo da una famiglia che fa confetti da tre generazioni, ma io ho voluto dare voce anche a questa mia passione. Sicuramente, coniugare questi due aspetti della mia vita professionale non è facile, tuttavia cerco di ritagliare sempre un paio di giorni, ma anche solo qualche ora per la mia macchina fotografica. La mia passione per questa forma d’arte mi ripaga degli sforzi fatti.”

L’interesse per il dato reale è il leitmotiv del lavoro di Veniero, e la scelta di ridurre al minimo la post produzione serve proprio a perseguire l’immediatezza. La scelta di una fotografia reportagistica e documentaristica richiede curiosità e conoscenza, porta ad indagare, a viaggiare e di certo il primo viaggio che ogni fotografo dovrebbe intraprendere è quello nella sua terra d’origine.
Affascinato dalla Sicilia, macchina fotografica alla mano, Veniero cattura ogni dettaglio che possa trasmettere quest’incanto come nelle antiche saline, scampoli di natura selvaggia preservati al progresso che, attraversati dal bagliore della città al crepuscolo, si trasformano in paesaggi irreali e magici.

Da un lato un’azienda storica e un lavoro “sicuro”. Dall’altro una passione per la fotografia impossibile da ignorare. La “doppia vita” di Giuseppe Veniero

“L’importante è raccontare, diceva Ferdinando Scianna, fotografo al quale mi ispiro. Ed è quello che cerco di fare quando scatto. Lui, come me, è un siciliano che ama la sua terra. Ed è questo amore che lo porta a scegliere come e con quali immagini raccontare la Sicilia e i siciliani.” Giuseppe Veniero le sue immagini le ha scelte: si chiama, infatti, Stupor Mundi, il regno delle Due Sicilie il viaggio fotografico eseguito insieme a Ludovica Gusti e ospitato presso la Galleria Studiò di Giovanna Simonetta a Milano in occasione del Photofestival 2012. Un omaggio a luoghi di rara bellezza densi di miti, leggende e aneddoti storici: fotografie, momenti di vita che immortalano atmosfere tra Puglia e Sicilia, e che regalano la consapevolezza di una terra che sa di essere la culla della civiltà mediterranea e l’orgoglio delle genti del Meridione.

Sono occhi abituati al bello quelli di Giuseppe Veniero, che da buon siciliano ha saputo cogliere un patrimonio artistico che spazia dalle mura puniche alle ville in stile Liberty passando per residenze arabo-normanne, chiese barocche e teatri neoclassici. “Ho voluto raccontare – dichiara Veniero – un
meridione e una Sicilia, in particolare, che non è solo folklore ma è vita”. A settembre, Veniero ha raccolto e vinto un’altra sfida: è diventato narratore per immagini di progetti internazionali di architettura alla Biennale di Venezia.

Dai reportage siciliani alle foto di architetture e opere d’arte: un percorso in cui Veniero ha mantenuto la sua personale cifra stilistica

Qui l’attenzione di Veniero è sì, come pare logico vista la natura commerciale di questo lavoro, rivolta alla rappresentazione del particolare clima da grande manifestazione mondana oltre che culturale, ma ciò non lo distoglie dal proporre un suo punto di vista interno all’evento artistico, valorizzando soprattutto la ripresa di momenti d’allestimento delle sale, e di aspetti fruitivi delle opere. Un modus operandi che lo accompagna nel ritrarre negli spazi espositivi visitatori illustri e non in muto dialogo con gli oggetti artistici esposti, ma ancora più frequentemente artisti, accanto alle proprie opere. Fra quest’ultime e i loro autori pare cercare una relazione, per così dire, di “rispecchiamento” fisico o comportamentale che sia.

“L’interesse per la fotografia mi ha portato a scoprire l’arte in generale, frequentare mostre, vernissage e quant’altro potesse essere fonte d’ispirazione e conoscenza, oltre che di arricchimento per la mia formazione. Il mio ultimo lavoro sulla Biennale ha sia un lato reportagistico che architettonico. Ritrovarsi tra i grandi dell’architettura mondiale, fotografare le loro opere e intervistarli, è stata un’esperienza molto forte, che ripeterò nei prossimi anni. E che riproporrò qui, a Palermo, fotografando i nuovi esponenti della pittura siciliana, da Bazan a Di Marco”.


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