Mondellolido News

Mondellolido News


Librai…in trincea

librai_01

Le librerie indipendenti non sono meri spazi commerciali ma soprattutto luoghi della cultura aperti alla città

Abbiamo iniziato a frequentare le librerie quando queste erano luoghi piccoli, con un odore caratteristico – che nella nostra mente è rimasto a identificare il periodo della giovinezza più “eroica” – e con i sorrisi indossati da tutti coloro che ci accoglievano con il loro “buonasera”, sotto qualunque insegna si accendessero. Abbiamo iniziato a frequentare questi luoghi magici quando si trattava di negozietti con un lungo bancone davanti a infinite scaffalature ricolme di libri, quando l’unico modo per scoprire inuovi autori era proprio chiacchierare con il libraio, il “vate” che ci parlava di Cummings, Pessoa, Burroughs… Erano i tempi in cui si studiava in biblioteca, quando il massimo della sfida intellettuale era la Recherche di Proust, quando i libri avevano un valore sociale, ancor più che culturale. Insomma, se leggevi Kundera indossavi l’eschimo.

Poi è arrivato internet. Ed è stato bellissimo. Con un click si aveva accesso all’intera opera omnia shakespeariana, tradotta in italiano ma anche in lingua originale. In libreria ci si andava già con le idee chiare, intenzionatia “possedere” quel libro specifico, senza più curarsi del fatto che il libraio, per adeguarsi, aveva spostato il bancone e apparecchiato un tavolo con delle sedie per dar modo ai clienti di consultare, di scegliere.

Siamo già ai tempi del boom della televisione commerciale, ma il vero colpo mancino a questi templi della cultura è stato assestato dai figli di quegli anni, cresciuti con altri miti e con altri eroi: al posto di Achabè è arrivato Taricone, e Marina La Rosa al posto di Madame Bovary… il Grande Fratello, fin da quella suaprima edizione, nell’immaginario collettivo ha sostituito – nella versione televisiva – quella letteraria di Orwell…

librai_broadway“Oggi vendono tantissimo i libri non libri, come quelli di ricette culinarie, e le letture leggerissime, come le barzellette di Totti” ci racconta uno sconfortato Piero Onorato, voce charmant della libreria Broadway che abbiamo conosciuto fin da quando a Palermo ci si ritrovava da Nuova Presenza, una libreria di tendenza negli anni Ottanta. No, da Broadway di ricettari non se ne trova neanche uno, ché in via Rosolino Pilo ci si trova di tutto e di più per quanto attiene allo spettacolo, più i titoli “consigliati”, quei romanzi che sollecitano la curiosità dei gestori, e certo non mancano i best seller.
Ma non tutti: anche qui c’è una selezione operata sulla base della qualità proposta dalla libreria, che preferisce far conoscere anche Antonio Russello piuttosto che vendere solo Cornacchione. Una libreria di trincea, possiamo dire.

libreria ModusvivendiCome lo è Modusvivendi, anche qui nessuna deroga alla qualità, che ha sposato la linea delle attività promosse anche sui social media. Incontri, letture, giornate atema… Insomma, tutto quello che è possibile mettere assieme sotto l’ombrello del termine – oggi quasi pauroso – di “cultura”. Parlando con Salvo Spiteri, si rinnova la stessa sensazione che ci si trovi di fronte a una quotidiana messa in pratica della famosa citazione “Resistere! Resistere! Resistere!”, proprio nel senso di centro di gravità culturale. Da qui le mille iniziative come Letti di Notte, momenti di letture che si prolungano fino a notte inoltrata pur difar scoprire la meraviglia che si cela dietro le pagine scritte, quell’universo che solo la letteratura può aprirci, spostando il nostro orizzonte molto ma molto più in là di quanto sia solo immaginabile.

libreria MacaionePolo di gravità culturale. Così come lo è la libreria Macaione, con oltre sessant’anni di vita sugli scaffali. Oggi sulle barricate c’è Andrea Macaione, a tirare fuori dal cilindro iniziative culturali di ogni genere – dalle mostre agli incontri musicali – pur di inventare in via Marchese di Villabianca uno spazio per i giovani che sognano un Paese in cui la Cultura sia davvero importante. Neanche qui si troveranno mai tutti quegli ammennicoli che riempiono i grandi stores, a libri, tanti libri, con qualcuno disposto a raccontarli, a consigliarli, a seconda delle personali esigenze e curiosità.

“La nostra missione è quella di essere operatori culturali, la nostra attività è quella di diffondere la cultura”, ci dice. E ci parla del suo “spazio cultura”, uno spazio fisico in cui tutti, proprio tutti, possono proporre cultura o usufruire della cultura offerta dagli altri. Uno sforzo, certo, ma che altro può fare chi si fregia – a ragione – del titolo di libraio?

i libri di AndreaE mentre i più longevi si organizzano in vario modo, ecco che in via Rutelli una nuova libreria apre i battenti.
I Libri di Andrea nasce per una mia esigenza personale – ci dice Sarah Equanime -, perché ho sempre amato i libri e credo che oggi sia davvero importante farli tornare di uso comune nelle nostre case”. Eh… sembra facile. Anche perché, a quanto pare, bisogna tener conto di tante cose, prima fra tutte il fatto che a leggere siano di più le donne e che proprio le donne sono le più aperte alla cultura, qualunque firma abbia. Anche qui, ci si trova di fronte all’eterna ricerca del compromesso: sì alle pile di best seller, ma con misura,ché non si tolga lo spazio vitale alle nuove proposte, o alle riscoperte, così da far circolare anche i nuovi pensieri, i nuovi stili, le nuove filosofie letterarie.

Tutti i protagonisti che abbiamo fin qui ascoltato trovano il loro punto d’incontro nel grido di “aiuto!” lanciato contro la vendita dei libri nei supermercati di grande superficie. È un coro unanime che certonon punta il dito contro le grandi catene librarie, costrette a rimpinzarsi di oggettistica varia pur di sostenere le spese – nonostante un magazzino composto quasi esclusivamente di “successi da milioni di copie vendute”. No, il dito è puntato dritto contro i supermercati e contro la legge che consente il no-limit alle percentuali di sconto.

Negli ipermercati il libro diventa l’oggetto civetta,non rivestendo alcun interesse specifico. Al libro si applica lo sconto del 50% (se non di più), viene messo in bella vista, per cui il cliente occasionale, invece che formarsi come “lettore” grazie alle cure del libraio, resta consumatore veloce e senza alcuna radice: se il libro preso al volo non è di suo gradimento, molto probabilmente non ne comprerà un altro per anni.

Sconto sulla copertina oppure baratto: con una copia dell’ultimo best seller hai diritto a buoni scontosul caffè… e deve andare bene se di caffè si tratta…“Il problema sta nelle percentuali di sconto. Noi abbiamo un prezzo di copertina da rispettare, il nostro margine di guadagno è di molto inferiore rispetto agli sconti offerti negli ipermercati: come facciamo a competere?”, dicono tutti, nessuno escluso.

Certo, si potrebbe fare come in Francia, dove una legge impone – a tutti – il 5% come massimo sconto sul prezzo di copertina dei libri. Si potrebbe fare… ma intanto alle nove di ogni mattina si tirano su le saracinesche su quelle barricate quotidiane chiamate librerie.

Condividi l'articolo

Lascia un commento