Mondellolido News

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Con la cultura non si mangia… o forse sì?

Le sorelle Macaluso (ph. Clarissa Cappellani),

Quando Giulio Tremonti, all’epoca in cui era ministro dell’economia, affermò candidamente “con la cultura non si mangia”, un’ondata di scandalo percorse l’Italia intera. Come poteva anche solo pensarsi una cosa del genere? Tutti si scoprirono appassionati di teatro d’avanguardia, musica sinfonica e pop art, assidui frequentatori di gallerie e di dotte conferenze. La cultura, si disse da più parti, è nobile e importantissima, e il ministro si sbaglia, assolutamente. Tuttavia, placatesi le polemiche e smorzati i riflettori su arroventati dibattiti, bisogna ammettere che Tremonti non aveva tutti i torti. Non si può dubitare del fatto che una laurea in economia valga più di una in storia dell’arte, come ha detto perfino il presidente degli Stati Uniti durante un suo discorso all’università del Wisconsin (suscitando peraltro un coro di polemiche). Non in termini assoluti, ovviamente, ma in termini di spendibilità sul mercato del lavoro.

Il fatto è che, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo, ahinoi, vivendo, gli investimenti sulla cultura sono fra i primi a venire tagliati, come se uno spettacolo teatrale, un concerto, una mostra, fossero, in fin dei conti, perfettamente inutili. Gli artisti, così, si trovano a dover lavorare con ingaggi bassissimi, a dover “svendere” le proprie opere – in breve, con il loro lavoro difficilmente riescono a mangiare. Il paradosso italiano è proprio questo: nel paese che custodisce la maggior percentuale di beni culturali del mondo intero – e che potrebbe reggere una grossa percentuale della propria economia sullo “sfruttamento” di tali beni – la cultura non viene finanziata, sostenuta e promossa se non in maniera marginale, sempre insufficiente. In Sicilia, ad esempio, la “manovrina” di maggio ha ridotto al lumicino i finanziamenti a storici enti culturali come Taormina Arte e la Fondazione Orestiadi.

Cionondimeno, c’è chi si ostina anche da queste parti a voler fare della cultura e dell’arte una professione. E riesce perfino a ottenere dei risultati. È il caso del team di professionisti che da un anno a questa parte ha preso in mano il Teatro Biondo di Palermo. Sotto la direzione di Roberto Alajmo, lo Stabile cittadino ha registrato un bilancio estremamente positivo. Sono state incrementate tutte le attività e dunque sono cresciuti i ricavi, il pubblico, le produzioni, gli incassi. Anche le produzioni sono tornate in tournèe: dalla stagione 2014-2015 porteranno nuovamente in giro il “marchio” del Teatro Biondo. Qualche esempio? Io, nessuno e Polifemo di Emma Dante sarà a Vicenza, Milano, Roma e Napoli; Lucio di Franco Scaldati a Bologna; il nuovo spettacolo di Moni Ovadia, Doppio Fronte con Lucilla Galeazzi, a Ravenna e al Mittelfest di Cividale del Friuli.

Senza trascurare che il teatro ha pienamente realizzato il proprio progetto di apertura alla città, alle sue risorse culturali e artistiche. In pochi mesi, le sale del Biondo hanno ospitato spettacoli nel contesto di collaborazioni con enti, istituzioni, associazioni, compagnie impegnate nel territorio come Addiopizzo – che ha collaborato alla messa in scena di Nomi, cognomi e infami di Giulio Cavalli – e Medici Senza Frontiere, per la quale il teatro ha ospitato una serata di gala.

Ancora, i laboratori per ragazzi realizzati nelle scuole Regina Margherita e Damiani Almeyda, gli spettacoli allestiti nel Museo di Palazzo Riso e nella chiesa di San Giorgio dei Genovesi, l’articolato programma di teatro per ragazzi, oltre a manifestazioni direttamente promosse come Il Teatro Apre le Porte, il ciclo di incontri con autori siciliani Scrittori di Mare Aperto, gli incontri con i registi e i protagonisti degli spettacoli in cartellone. Nel mese di settembre, infine, partirà il primo corso per attori della “Scuola dei mestieri dello spettacolo” diretta dall’artista residente Emma Dante.

C’è di che essere soddisfatti, insomma, e in effetti, nel corso della conferenza stampa che ha presentato il bilancio di fine stagione al pubblico, i sorrisi erano tanti. Del presidente Gianni Puglisi, che ha sottolineato la risposta della cittadinanza, e di Emma Dante, che si è soffermata sul piacere di avere un Teatro Stabile che pulsa vita, sempre pieno, che ha ospitato spettacoli interessanti e produzioni innovative. E ovviamente del direttore, Roberto Alajmo.

«Difficilmente – ha dichiarato – si poteva immaginare di fare tanto, in così poco tempo, con risorse tanto risicate. Il Biondo e le persone che ci lavorano possono dire di essere orgogliosi di se stessi e del lavoro fatto finora. Sul domani non esistono certezze: ma i risultati di questa stagione non possono essere cancellati ed entrano di diritto nella storia di questo teatro e della città di Palermo».

Tutti però hanno voluto soffermarsi sulla precarietà della situazione finanziaria, appellandosi ai nostri governanti. Adesso sappiamo che il contributo regionale sarà di un milione e mezzo di euro e viene da chiedersi: ce la faranno i nostri eroi..?

La nota positiva è comunque che l’“esperimento” del Biondo se non altro dimostra che le sinergie e la qualità premiano, anche nell’arte. Fa ben sperare che sia possibile, anche per un attore, per uno scenografo, per uno scultore, guadagnarsi da vivere con la propria arte. Anche senza una laurea in economia.

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