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L’Isola, di Giulio Alberoni

Per gentile concessione di Edizioni Leima un estratto del libro di Giulio Alberoni

Primi anni del 1700. Mentre la nobiltà europea è in subbuglio a causa della guerra di successione spagnola, il povero cocchiere napoletano Nicola sogna conquiste di ben altra natura: un cuscino e un letto di paglia. Travolto suo malgrado dalla Storia, gli sarà offerta la possibilità di diventare conte di Graffa, una piccola isola a forma di krapfen improvvisamente emersa davanti alle coste meridionali della Sicilia: si tratta della misteriosa isola Ferdinandea, che farà da sfondo alle avventure di questo novello Robinson Crusoe

Carlo d’Asburgo iniziò a irritarsi visibilmente per quella situazione, mentre i nobili, imbarazzati, non sapevano bene come comportarsi. Anche se una certezza l’avevano: nessuno era pronto a offrirsi di passare il resto della propria vita su un isolotto a
forma di krapfen.

Trascorsero alcuni minuti di silenzio, che a tutti i presenti
in quella sala sembrarono interminabili, quindi, illuminato da un’idea, prese la parola il principe di Macchia, che esclamò sorridente:
“Ho trovato chi può prendere possesso per voi dell’isola Graffa!”.
“Kvi?”, chiese il re, mentre alcuni degli astanti si unirono in coro a quella domanda:
“Sì, di chi stai parlando?”.
“Del conte di Burrello e di Buchianico”.
“Di chi?”, chiese meravigliato il principe di San Severo.
E Gaetano Gambacorta:
“Parlo di Nicola d’Alagno, conte di Burrello e di Buchianico”.
Dalla riunione dei nobili si alzarono molte voci interrogative:
“Ma chi è?”.
“Non lo abbiamo mai visto”.
“Dove si trova? Io non lo conosco”.
“Ma esiste? I d’Alagno non si erano estinti?”.
Il principe di Macchia placò quelle domande incalzanti:
“Il conte d’Alagno è qui con noi, e molti di voi lo hanno anche visto. Sono certo che prenderà volentieri il possesso dell’isola Graffa per conto di sua maestà. Tiberio, vallo a chiamare!”.
Tiberio Carafa, principe di Chiusano, sentendo quelle parole riferite al suo cocchiere, era rimasto perplesso, con un espressione tra il meravigliato e il disperato.
Cercò di accennare una protesta, ma pensando che qualcuno di loro – o forse lui stesso – avrebbe potuto essere mandato su quell’isolotto brullo e disabitato al largo di Sciacca, si alzò e corse a chiamare il nobile Nicola d’Alagno, conte di Burrello e di Buchianico.

L'Isola, copertina

L’Isola

Edizioni Leima, 120 pagg., € 10,00
Giulio Alberoni

Uscito dal castelletto di Torrenecchia, si diresse verso il proprio cocchio urlando:
“Nicola! Nicola! Nicola!”.
L’uomo, svegliato di soprassalto, sporse la testa fuori dalla carrozza dove aveva trascorso la notte.
“Dovete partire, mio signore? Lego subito i cavalli”.
“No, no, non dobbiamo partire. Ho grandi notizie per te”.
“Per me?”.
“Qual è il tuo più grande desiderio, Nicola?”.
“Un paio di scarpe, signore”.
Il principe guardò quelle che l’uomo aveva ai piedi:
“Quelle non vanno bene?”.
“Queste le ho comprate a risparmio, signore”.
“A risparmio?”.
“Sì, vede?”.
E mostrò il piede dicendo:
“Sono senza suola”.
“Porti le scarpe senza la suola?”.
“La suola senza scarpa non sta su”.
Il principe, perplesso per la risposta, continuò:
“A parte le scarpe. Qual è un sogno molto più grande delle scarpe?”.
“Più delle scarpe, signore? Un cuscino”.
“Non hai un cuscino?”.
“Sì, ne ho uno, signore”.
“E non ti va bene quello che hai?”.
“È pieno di foglie, signore. Un po’ duro”.
“Senti, non sono venuto qui per portarti un cuscino. La cosa che devo annunciarti è molto più importante. Qual è il tuo più grande desiderio in assoluto, molto più che un paio di scarpe o un cuscino?”.
Nicola rifletté alcuni istanti, quindi esclamò:
“Poter dormire su un vero letto di paglia, signore! La mia schiena è tutta rotta”.
Il principe di Chiusano si portò la mano destra alla fronte:
“Qual è il desiderio che raggruppa tutte queste cose insieme?”.
L’altro, spaventato, quasi sussurrò:
“Aggia a’ mori’, signo’? Devo anna’ in paradiso?”.
“No, non devi morire, Nicola! Non hai capito?”.
“No, non aggio capito”.
“Ti sarà restituito tutto ciò che è tuo di diritto”.
“La blusa? Io non so neanche chi me l’ha rubata, signore. Dormivo, e ormai sono passati molti anni. Chissà dove è andato a finire quel mascalzone!”.

Giulio Alberoni

Biografia
Nato nel 1975, vive a Milano. Fra i primi a sviluppare sistemi di Tv digitale, entra nel gruppo Digital Magics che collabora con Telecom Italia per la creazione del broadband tv Alice Live. Da questa esperienza nasce l’idea di creare nuovi sistemi per rendere partecipativa la televisione tradizionale. Sistemi applicati sia su canali sperimentali, come Rai Futura, che su alcune trasmissioni della televisione che allora era ancora analogica: Uno Mattina e Occhio alla Spesa del palinsesto di Rai Uno. Attualmente collabora come autore ad alcuni format di Rai Pubblicità. L’Isola è il suo primo romanzo.

“No, Nicola! Il re ti restituisce il tuo titolo”.
“Il titolo?”.
“Sì, il titolo!”.
“Veramente?”.
“Sì”.
“E perché? Non è che ci sta sotto ’na fregatura?”.
“Ma quale fregatura! Ti pare che il nostro re freghi la gente?”.
“No?”.
“No!”.
“Vabbuo’!”.
“Vieni, seguimi! Da oggi potrai riunirti con noi, insieme ai nobili come te”.
“Quindi sono un conte?”.
“Esatto”.
“Il conte di Burrello e di Buchianico?”.
“Ecco, su questo credo che ci debba essere una piccola rettifica. Quei paesi sono stati già riassegnati ad altri, ma sua altezza il re ha già pensato a un nuovo territorio da darti”.
“Che felicità! Che gioia! Che stupore! Perché tanta benevolenza nei confronti di un povero cocchiere?”.
“Perché te lo meriti”.
“Non è che ci sta la fregatura, vero?”.
“Ma va’, fidati! Vieni, ti accompagno al cospetto di sua maestà”.
“E se io non ci volessi venire? Se me ne stessi qui nel cocchio a dormire, e facessimo come se nulla fosse successo? Non so perché, ma secondo me la fregatura ce sta”.
“Ricordi quel piccolo favore che mi chiedesti qualche anno fa?”.
“Eccome, se non me lo ricordo! Ancora la ringrazio”.
“Ricordi quel giudice, a cui fu chiesto di chiudere un occhio per evitarti di finire nelle carceri del viceré?”.
“Certo, certo, grazie, grazie e ancora grazie! Non finirò mai di ringraziarvi”.
“Ecco, se non vieni, quel giudice potrebbe riaprirlo quell’occhio, e davanti si troverebbe proprio te!”.
“Allora credo che verrò. Quanta solerte insistenza nel farmi del bene! Come ho fatto a sospettare che ci fosse ’na fregatura?”.
Nicola scese dal cocchio e cercò di darsi una rassettata, dandosi forti manate sugli abiti che crearono nuvoloni fittissimi di polvere maleodorante. Quindi esclamò deciso:
“Andiamo! Io sono pulito”.
L’altro, intanto, cercava di scrollare dal proprio preziosissimo abito finemente ricamato quella polvere sudicia:
“Andiamo”, ripeté, mentre tra sé e sé nutriva ancora forti dubbi sul fatto che quella fosse la scelta giusta.

L’Isola Ferdinandea

Il romanzo si ispira a un fatto realmente avvenuto. Nel luglio 1831, una piccola isola emerse dal mare al largo di Sciacca.
Presto quel minuscolo frammento di roccia diventò oggetto del contendere fra i Borboni, all’epoca sovrani del Regno delle Due Sicilie, i Francesi e gli Inglesi che ritenevano di potersene impossessare. Gli Inglesi presero l’iniziativa per primi: un capitano britannico approdò sull’isola e ne prese possesso in nome del suo re, chiamandola Graham. Subito dopo i Francesi fecero lo stesso, ribattezzando l’isola Julia.
Buon ultimo re Ferdinando di Borbone, che mandò sullo scoglio una corvetta: il capitano gettò in mare la bandiera francese e chiamò
l’isola Ferdinandea. Il re scrisse ai suoi omologhi per mettere un punto fermo alla situazione ma non ottenne risposta.
Nel frattempo, l’isola cominciò ad affondare. Nel giro di poche settimane ebbe il buon senso di scomparire – e da allora non si è più vista.

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