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Sicilia contemporanea

Farm Cultural Park

La bellezza delle cose ama nascondersi. E per scoprirla è necessario andare sin dentro il cuore della Sicilia. In posti più per sognatori che per semplici turisti. È un viaggio lungo quello che ci porta alla scoperta dell’arte contemporanea in Sicilia, a tratti tortuoso. La prima tappa è a Favara, tra le pieghe della provincia dell’antica Girgenti, in una terra inventata da Camilleri. Un paese che vive di contrasti, tra l’abusivismo e i crolli, tra la natura e il cemento, tra la vita e la morte. È lì che la bellezza ama nascondersi. Tra i contrasti e nella coincidenza degli opposti, nella rivoluzione intesa come grande festa. Esattamente tra i Sette cortili di Farm, un progetto di arte contemporanea che va oltre gli esperimenti di Gibellina e Salemi e che da quattro anni coinvolge gente proveniente da tutto il mondo, in un contrasto irreale che vede le foto di Terry Richardson stare sotto il naso delle signore del quartiere con una sorprendente normalità: come se i Sette Cortili fossero la Quinta strada di New York. L’idea è venuta ad Andrea Bartoli, un notaio siciliano che sarebbe piaciuto tanto a Sciascia, perché non arreso alla normalità e all’immobilismo lamentoso tipico dei siciliani. Con un’idea molto americana della vita, ha sempre una frontiera da raggiungere, un sogno da realizzare. E convinto, come Dostoevski, che la bellezza salverà il mondo…o almeno Favara! Di questo paesino ha preso tutto ciò che poteva offrirgli: un centro storico tanto affascinante quanto decadente, un accrocchio di casette ristrutturate e trasformate in una casbah al cui interno si snoda un dedalo si stanze che ospitano tutto l’anno piccole esposizioni di artisti.

Il progetto di Bartoli non ha nulla di tradizionale: è una difficile operazione di rivoluzione e di trasformazione, un laboratorio a cielo aperto che sovverte il degrado per farlo diventare opera d’arte, un esempio produttivo per un Sud perennemente in attesa.

Fare tutto da solo era impossibile, così Bartoli ha cercato dei complici per realizzare il suo sogno: in primis sua moglie Florinda, poi ha coivolto nel progetto parenti e amici, creando un’associazione prima e una fondazione poi, coniugando la passione per l’arte contemporanea e l’amore per Favara, da riscattare dal terribile peso dei crolli che nel gennaio del 2010 hanno portato la morte di due bambine.

Un’operazione per nulla discreta nel tono, ma condotta con sensibilità. Lo spirito che ha animato il progetto è soprattutto l’ironia, l’irriverenza, il non sense, giocando molto sul confine. Andrea Bartoli e sua moglie Florinda sono giovani, dotati di ottimismo ed entusiasmo, convinti davvero di poter cambiare se non il mondo almeno Favara. I fatti, d’altronde, sembrano dargli ragione: da quando esiste Farm, con i suoi spazi espositivi (vi sono sia uno spazio permanente, dedicato a Terry Richardson, del quale la coppia sta costruendo un’imponente collezione privata, che ambienti in cui vengono presentate mostre temporanee), il bar, il bookshop, il bel giardino e soprattutto iniziative culturali e artistiche, si assiste a un lento risveglio dell’intero paese, con la nascita di attività economiche legate al turismo. Adesso, infatti, a Favara arrivano visitatori, anche e soprattutto stranieri, e pian piano si sta innescando un vero circolo virtuoso.

Da quando nel 2010 Farm ha mosso i primi passi, l’attenzione è cresciuta anche a livello internazionale. Il recupero delle vecchie case fatiscenti di Sette Cortili non è passato inosservato, anche se Florinda e il marito si tengono alla larga dai giri “ufficiali” dell’arte contemporanea. Nel 2012, l’autorevole edizione britannica dedicata ai viaggi Purple Travel blog ha inserito proprio Favara fra le dieci destinazioni europee consigliate agli amanti dell’arte, in compagnia di pesi massimi come il Guggenheim di Bilbao, musei di San Pietroburgo e la città di Firenze.

SEM, ovvero come coniugare arte barocca e contemporanea nel segno dello sviluppo

Cambiamo provincia, per scoprire gli Spazi Espressivi Monumentali, in una parola SEM, un progetto di turismo sostenibile nato a Scicli da tredici giovani della provincia iblea, con professionalità diverse che dopo anni di esperienze acquisite in giro per l’Italia e l’estero hanno deciso di ripartire dalla propria terra, mettendosi in prima linea per far conoscere una nuova Sicilia. Lo scopo di SEM è di ridisegnare la gestione integrata dei monumenti, in un’ottica di marketing territoriale con strategie fieristiche sostenibili e contenuti culturali, aprendo così la cultura dal basso.

La scelta della città non è casuale, Scicli è l’incontro di culture molteplici e identità differenti, un’esperienza emozionale complessa, con un patrimonio che rischia, troppo spesso, di essere abbandonato e ignorato dai circuiti turistici più rilevanti. SEM apre i monumenti di Scicli e li abita, li rende fruibili per gli ospiti, per gli espositori e i viaggiatori. Il team ha pensato per Scicli la Carta dei Sapori, raccogliendo i prodotti agricoli a km 0 e le antiche ricette della città, suddividendoli per specificità (gourmet, celiaci, vegani ecc…) e ideando dei percorsi per viaggiatori alla ricerca dell’esperienza. In un periodo in cui nessuno ci crede, in cui si è costretti ad andare altrove per trovare lavoro, questi ragazzi hanno invece deciso di rimanere e di crederci. Tutte facce giovani, simpatiche, fresche e motivate. Tutte persone con buone esperienze lavorative che hanno deciso di investire su un progetto locale, che hanno deciso di spendere la loro professionalità in un posto sperduto della Sicilia. Vi state chiedendo il perché? Perché loro credono nella bellezza di questa terra. E sarebbe il caso che iniziassimo a crederci anche noi.

Giuseppe Veniero Project

Giuseppe Veniero Project

Si chiama così lo spazio polifunzionale dedicato alla cultura contemporanea che ha aperto i battenti a Palermo lo scorso dicembre per iniziativa
di Giuseppe Veniero (nella foto, con opere di Nicola Verlato). L’intenzione era quella di creare un salotto culturale nel pieno centro città in cui parlare
di arte contemporanea non solo attraverso le mostre, ma anche con laboratori,workshop e lectures. Veniero (che fa parte dell’associazione culturale
Ars Mediterranea che si occupa di arte contemporanea a Palermo) in questo modo ha realizzato uno spazio per presentare al pubblico la propria
idea di arte contemporanea, un’idea che ha i suoi punti cardine nella ricercatezza e nella qualità delle proposte.

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